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Santuario di Madonna del Monte

Chiesa di San Rocco

La sua storia attraversa i secoli e si intreccia con la storia di questo territorio, dalla gestione della campagna da parte dei monaci in età medievale, alla battaglia del 1848, quando in questa località vi fu un sanguinosissimo scontro.

Informazioni

Le origini di questo luogo di culto sono sconosciute, l’ipotesi più accreditata è che sia sorto attorno ad un affresco della Madonna posizionato presso un torrione difensivo, costruito a seguito dell’invasione degli Ungari (o Magiari) nell’899, poi caduto in disuso.

Nel XII secolo un gruppo di eremiti, sull’esempio di San Francesco, si trasferirono in questa zona fondando un monastero e una leggenda narra che il Santo passò di qui.

I continui saccheggi e le ripetute distruzioni dovuti alle guerre tra guelfi e ghibellini causarono molto probabilmente l’allontanamento dei monaci su ordine del vescovo di Verona Manfredo Roberti (1260-1268).

In seguito, questo luogo fu abbandonato, la proprietà passò alla chiesa secolare di Verona cadendo nell’oblio.

Il ritorno alle attività sacre in questo luogo si ebbe solo nel 1456, grazie ad un terziario dell’ordine dei francescani, Giovanni da Busseto, che chiese ed ottenne dal Vescovo di potersi stabilire qui con i suoi confratelli. Il periodo di benessere che ne seguì destò l’interesse del monastero di San Fermo che prese per sé il piccolo monastero.

Nel 1628, anno della grande pestilenza che decimò la popolazione di Sommacampagna, la chiesa fu utilizzata come lazzaretto e il piccolo cimitero, ancora presente in questo periodo, fu usato per le fosse comuni. Terminato il contagio, il luogo fu sanificato con latte di calce e andarono coperti gli affreschi dipinti solo qualche anno prima.

Durante le guerre turco-veneziane (1645-1669), la Serenissima si trovò in difficoltà economiche e per continuare a sostenere la guerra, Papa Alessandro VII, ordinò la soppressione di 35 conventi nel territorio veneto che furono rivenduti per reperire i fondi necessari per far fronte alla guerra.  La nostra chiesa fu soppressa così nel 1656.

Il santuario passò di mano in mano e conobbe il massimo splendore nella prima metà del ‘700 quando il guardiano, Padre Cusani, si prodigò, anche a proprie spese, nel restauro e nell’abbellimento della chiesa. Alla sua morte fu seppellito all’interno della chiesa.

Durante i secoli successivi ebbe vari proprietari, conoscendo periodi di splendore e altri di totale abbandono.

La struttura nel tempo ha subito innumerevoli cambiamenti, la chiesa alle origini aveva vicino il suo cimitero e un piccolo convento che nel 1754 fu modificato: il broletto e le sue stradine furono sostituiti dapprima con un rustico e poi con un grande edificio rurale con stalle, portico e fienile; in seguito, sul lato est venne creata una tettoia per il ricovero degli attrezzi agricoli.

Oggi la chiesa è di proprietà privata e grazie ad una convenzione tra proprietà, Comune, Parrocchia e il Comitato Madonna di Monte, è ufficialmente riconosciuta come luogo di interesse culturale e della comunità locale.

Nel 2018 ha raggiunto il secondo posto nella classifica dei Luogo del Cuore del Fondo Ambiente Italiano per la Regione Veneto e primo per la provincia di Verona.

L’interno della chiesa reca poche tracce antecedenti al ‘700. Si presenta ad una navata di 17 metri per 9 con soffitto a capriate lignee, il presbiterio ha il soffitto quadrangolare ad intonaco. Il pavimento è in cotto e sono presenti lapidi che celano le sepolture di personaggi illustri.

Nel coro dietro l’altare è esposta una grande pala raffigurante la Beata Vergine Maria in gloria con il Bambino Gesù e tre santi, datata tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.

L’altare maggiore è dedicato all’Assunta. Originariamente era quasi tutto in legno, ma nel 1712 padre Cusani lo fece ricostruire in stile barocco con marmi policromi.

Il più importante degli altari si trova sul lato settentrionale, è dedicato alla Madonna e racchiude l’immagine attorno alla quale si è sviluppato il culto di Maria: un affresco, probabilmente quattrocentesco, raffigurante la Madonna con il Bambino che regge in mano un uccellino.

Sempre sul lato nord c’è un secondo altare dedicato a San Carlo Borromeo, edificato nel ‘700.

L’ultimo altare è posto nel lato sud della navata ed è dedicato a S. Antonio da Padova. Anche questo altare è in marmo policromo in stile barocco.

Le pareti sono decorate da un ciclo di affreschi di autore ignoto che rappresentano la vita di S. Francesco di Assisi databili ai primi decenni del ‘600. Lo stato di conservazione è precario strutturalmente e gli affreschi sono stati fortemente compromessi dall’imbiancatura a latte di calce effettuata dopo la pestilenza del ‘600.

Interessanti sono poi l’acquasantiera in marmo rosso di Verona, un pulpito in legno ornato da un baldacchino a drappo e due confessionali settecenteschi. L’altarino ligneo con baldacchino posto su una portantina è dedicato alla Madonna del Rosario e veniva utilizzato per le processioni devozionali o in caso di calamità.

Ultima modifica: giovedì, 15 giugno 2023

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